Storie

11. Tutto è cominciato nel febbraio del 2005

C: La mia amica Stefania mi regalò il libro di Tina Lessico'Il tempo del male il tempo del bene' e subito ho pensato: non lo voglio leggere; cerco disperatamente di allontanare da me il pensiero della malattia e non voglio invece vedermela rispiattellare in faccia. Però il titolo lasciava ben sperare, mi piaceva; poi c'era la premessa di Veronesi; avevo letto da poco un suo articolo sul rapporto con i pazienti: la voglia che aveva provato di fuggire davanti a un dolore che definiva 'ingiusto', invece poi restava, continuava a studiare, aiutare…C'era molta vita. Ho letto la storia di Fiorella e subito mi ha aiutato: le stesse sensazioni, la stessa gioia di vivere, lo stesso sbigottimento, la stessa rabbia contro i medici che hanno sbagliato e la ricerca del perché. Il mio perché l'avevo individuato quando ho pensato: che cosa altro mi avrebbe potuto far fermare e riflettere sulla mia vita se non qualcosa di così grave come una malattia?

Me lo ricordo bene il mio ultimo anno prima della scoperta del tumore. Insoddisfatta, lavoravo tanto per stordirmi e dare un senso a tutti i miei anni di studio (architettura) e lavoro (informatica). Un contrasto senza pace. Stanchezza senza soddisfazione.

Dopo la chemioterapia e l'intervento di mastectomia, la tac non ha rivelato più nulla: grande sospiro di sollievo, ma al momento del rientro in ospedale per la ricostruzione del seno, incontro due donne che dopo due anni si sono ritrovate a dover riaffrontare il problema e capisco che non avevo assolutamente preso in considerazione una eventualità del genere. Mi sembrava veramente troppo, un dramma insostenibile, eppure avevo davanti a me la riprova che era accaduto. Ho pensato che dovevo essere in grado di affrontare anche questo, eventualmente. Non dovevo né rimuovere né pensare solo negativo. Dovevo e voglio vivere bene.Niente più inutili inquietudini. Allontanare quelle degli altri.

Sono state tante le prove di vicinanza, a cominciare da mio marito e poi gli amici cherimanevano anche se chiedevo aiuto, anche se mostravo la mia debolezza, la mia paura. Il mio amico medico che mi ha accompagnato il giorno della diagnosi; la dolcezza del primario oncologo che mi ha dato fiducia; la vicinanza del chirurgo che mi aveva già operato tre anni prima per un fibroadenoma al seno e che m'era piaciuto tanto e che ora mi accompagnava, mi sosteneva, mi aiutava a curarmi e che c'è sempre, ogni volta che lo chiamo mi richiama e mi piace il suo umorismo perché lo riconosco, è simile al mio e a volte mi scapperebbe di abbracciarlo o di dargli del tu ma poi non lo faccio perché è meglio così.

I giorni immediatamente successivi alla chemioterapia sono stati duri, non avevo la forza di fare niente sopraffatta da un senso di nausea e di debolezza. La prima volta ho cercato di ignorare queste sensazioni, mi muovevo, facevo tutto… come se nulla fosse. Poi dopo il secondo ciclo sono svenuta in bagno, sopraffatta da un profondo malessere e allora ho capito che dovevo riposare, dovevo permettere al mio corpo di riprendersi, così ho cominciato ad abbandonarmi al sonnoe anche se non dormivo rimanevo a letto a leggere alzandomi solo per il dovere di mangiare. Ho trovato una regola, mi sono imposta di riposare per i primi cinque giorni dopo la terapia e ho scoperto il piacere del riposo, della lettura prolungata. Anche dopo ho cercato di continuare a mantenere questo rispetto per me stessa. Prima di allora non ero mai riuscita a concedermelo: avevo sempre da lavorare e poi da studiare e poi la casa e poi …

E' strana questa malattia: si insinua senza che uno se ne renda conto. Non ci sono sintomi, non ci sono dolori. Nulla che faccia presagire il male. Eppure c'è. Forse per questo fa così paura. E allorabisogna vivere giorno dopo giorno, impegnarsi dando il giusto valore a quello che si fa. Ho vissuto anni a rincorrere sempre qualcosa e ora scopro il piacere delle piccole cose, il gusto di approfondire un pensiero, una lettura, un gesto. Esserci, insomma.

E poi ora ci sono le Pink Buttefly! Quando le ho conosciute è stato amore a prima vista! Mi ha sempre affascinato la canoa: ho guardato sempre con invidia e attenzione chiunque riuscisse ad andare sull'acqua con la sola forza del proprio corpo ed ora, grazie a quegli strani giochi che inaspettatamente ci riserva il destino, ho l'occasione di farlo, 'grazie' alla malattia che tanto mi ha sconvolto la vita! Così quando, approfittando di un incontro casuale in occasione di una gara a Firenze, ho incontrato il sorriso di Barbara, mi sono presentata e ho cominciato questa nuova avventura e da allora cerco di non perdermi nessuna occasione per pagaiare insieme alle mie care PINK BUTTERFLY! 

12. La condivisione … la linfa da attingere per ri...
10. Ricominciare…