Storie

2 minutes reading time (494 words)

8. La mia sfida: mi riprendo la mia vita….

AM: Faccio parte delle Pink Buttefly da 7 anni, esattamente un anno dopo avere avuto il tumore al seno. Mi sono avvicinata a questo sport con un pò di timore, ma molta curiosità'. Io ho, o meglio, avevo paura dell'acqua e quindi vi lascio immaginare la mia perplessità al riguardo. Mi è talmente piaciuto che pur di continuare ho vinto la mia paura. Era, come dire una sfida con me stessa: o vincevo io, o avrebbe vinto per sempre la mia fobia e con essa anche la mia autostima sarebbe andata ai minimi termini. Ebbene, posso dire con orgoglio che oggi l'acqua la vivo con felicità' e allegria e la sensazione che provo quando sono sul dragone e' che mi sento invincibile: nulla mi può' fermare! Anche la mia famiglia mi ha rivalutata: io sono per scelta una casalinga, ho cresciuto due figli e, credo che niente al mondo possa dare più soddisfazione ad una donna, però nel contempo ho dovuto lasciare un lavoro che amavo e che mi dava soddisfazione. Oggi posso dire che ho fatto bene, ma in un cantuccio del mio cuore un piccolo rimpianto per il lavoro c'è. Quindi facendo il dragon boat i miei figli hanno visto una mamma diversa: più felice e più attiva di prima, anche se per natura lo sono sempre stata. Ecco, questo è stato il mio riscatto, vedere l'orgoglio nei loro occhi per questa mamma combattiva che non si è arresa davanti a nulla, neanche al "mostro" come io chiamavo il cancro. Mio marito merita una considerazione a parte: è lui che mi spingeva a continuare quando avevo dei problemi e per questo gli devo molto. Oggi cerco di portare altre donne, che come me hanno vissuto questa patologia a uscire allo scoperto, a non rinchiudersi, come purtroppo accade, e devo dire che spesso ci sono riuscita e questo è un altro motivo per essere felice e fiera. Ora dirò una cosa che forse a qualcuno sembrerà un pò strana, ma anche al cancro io devo qualcosa di positivo, perché senza di lui non avrei mai scoperto la felicità che c'è nel donare amore agli altri in modo non condizionato e che tutto ciò' che accade non succede per caso. Evidentemente questo era nel mio destino ed io sono contenta di aver affrontato tutto questo e di esserne riuscita vincitrice in tutti i sensi. Non bisogna avere paura di questa malattia: oggi si può guarire benissimo e tornare quelle di prima, anzi meglio! La nostra squadra e' nata per merito di una piccola e coraggiosa donna di nome Orlanda Cappelli , che oggi, purtroppo, non c'è più e a cui tutte noi dobbiamo molto. Lei ci ha sempre incitato a continuare e spronato in tutto quello che abbiamo fatto e di questo non la ringrazieremo mai abbastanza. Portiamo avanti la sua squadra, così come ci aveva insegnato lei e la porteremo sempre con noi, nel nostro ricordo più intimo e più vivo che mai. 

9. Come affrontare quei “PICCOLI” cambiamenti……..
7. Il gusto dell’avventura….