Storie

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9. Come affrontare quei “PICCOLI” cambiamenti……..

 

L: Leggendo le nostre riflessioni sull'argomento che ci "accomuna" mi sono commossa ed ho ripensato anch'io al momento fatale nel quale davanti al medico che mi parlava facevo finta che lì ci fosse un'altra persona: non c'ero io ma era solo un brutto sogno dal quale mi sarei risvegliata di li a poco. Non era così: ho pensato non voglio fare niente non voglio operarmi, mi chiedevo: potrò mai accettare che il mio corpo poteva subire una mutilazione così sconvolgente? Potrò mai rivedermi dopo senza soffrire, senza che il mio compagno guardandomi non assumesse quella espressione, che tanto detestiamo negli altri quando guardano una persona disabile con compassione? Non riuscivo ad accettare questa situazione, non volevo sottopormi ad una serie di terapie che mi avrebbero trasformata in una persona diversa, facilmente riconoscibile per tutta quella serie di piccoli e grandi cambiamenti che si verificano quando affronti questi momenti. Ebbene anch'io, nonostante la premurosa presenza di mio marito, le coccole che mi faceva, le attenzioni che mi rivolgeva, nonostante tutto questo mi sentivo come un naufrago nel mare in tempesta, cioè sola. non so bene cosa sia scattato in me ad un certo punto, ma mi sono rifiutata di fare la malata ad oltranza, dovevo stare bene perché oltre ai miei affetti (marito e figli) c'era un'altra persona che aveva bisogno di me: mio padre che, rimasto solo aveva solamente me su cui contare. Piano piano ho ricominciato a lavorare, a prendermi cura di tutti e non ho quasi più pensato a quanto mi era successo. Poi siete arrivate voi Pink e beh........ il resto lo sapete già. Ora basta con queste melense rievocazioni, mi viene da piangere. BASTA! BASTA! BASTA! Come diceva Giorgio Gaber, quasi quasi mi faccio uno shampoo!

10. Ricominciare…
8. La mia sfida: mi riprendo la mia vita….