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Lo sport come strumento di aiuto alle persone con patologie neoplastiche

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Le malattie oncologiche, in questi ultimi anni, si stanno diffondendo in maniera sempre più consistente nella popolazione, colpendo non solo soggetti in età avanzata, ma anche individui giovani o addirittura bambini.

L'AIRC stima che: "nel nostro Paese vi siano nel corso dell'anno più di 365.000 nuove diagnosi di tumore (esclusi i tumori della pelle, per i quali è prevista una classificazione a parte), circa 189.600 (52%) fra gli uomini e circa 176.200 (48%) fra le donne." (http://www.airc.it/cancro/cos-e/statistiche-tumori-italia/).

L'AIRC, ancora, mette in evidenza quanto segue:

Nel corso della vita circa un uomo su 2e una donna su 3si ammaleranno di tumore;

Considerando l'intera popolazione, escludendo i carcinomi della cute, il tumore in assoluto più frequente è quello della mammella (14%), seguito dal tumore del colon retto (13%), del polmone(11%) e della prostata (10%);

Esclusi i carcinomi della cute, i cinque tumori più frequentemente diagnosticati fra gli uomini sono il tumore della prostata (19%), il tumore del polmone (15%), il tumore del colon-retto (13%), il tumore della vescica (11%) e quello dello stomaco (4%); e tra le donne, il tumore della mammella (30%), il tumore del colon-retto (13%), il tumore del polmone (6%), il tumore della tiroide (5%) e quello del corpo dell'utero (5%).

L'incidenza dei tumori è stabile fra gli uomini e le donne, il contemporaneo invecchiamento della popolazione aumenta consistentemente il numero di nuove diagnosi.

Ci sono ancora differenze in termini di frequenza di tumori nel nostro Paese ma i livelli inferiori del meridione stanno gradualmente allineandosi a quelli del Centro-Nord(http://www.airc.it/cancro/cos-e/statistiche-tumori-italia/).

Tuttavia, molte probabilità di guarigione si sono riscontrate, soprattutto grazie agli interventi di screening e di prevenzione, che permettono di individuare l'esordio della malattia, e cosi poter intervenire tempestivamente. Oltre agli screening, ovviamente, è necessario che l'individuo mantenga il più possibile uno stile di vita sano, mediante apposita alimentazione, attività sportiva, e riducendo, per quello che è possibile, ogni tipologia di stressor, anche se quest'ultimo aspetto non risulta essere sempre semplice da gestire. Molte ricerche scientifiche, infatti, hanno dimostrato che un organismo sottoposto a stress prolungati, a lungo andare, può manifestare differenti patologie (da quelle psicosomatiche, a quelle cardio – vascolari, a quelle auto- immuni ecc.).

Per contrastare le malattie neoplastiche, e aiutare il soggetto a riprendere uno stile di vita il più possibile positivo, oltre alle terapie farmacologiche, vengono forniti molti strumenti, come, ad esempio percorsi di psico – oncologia, articolati in colloqui individuali, familiari o anche attraverso dinamiche di gruppo. Si stanno diffondendo notevolmente anche gli interventi in ambito estetico, come "l'estetica oncologica", che ha come scopo quello di aiutare le donne a "riappropriarsi e ridefinire" una loro "nuova" identità partendo dalla cura e dalla valorizzazione di loro stesse.

Altri programmi, inoltre, prevedono l'attività sportiva. Come riportato da una ricerca della Fondazione Veronesi emerge che:

" …. uno studio pubblicato sul British Medical Journal Open, coordinato da un gruppo di ricercatori dell'Università del Surrey (Gran Bretagna) ha valutato l'impatto di una blanda ma costante attività motoria nei pazienti con una malattia oncologica in fase avanzata. Nella ricerca sono stati arruolati 42 pazienti affetti da diversi tumori recidivanti o metastatici: al seno, al colon-retto, all'esofago, alla prostata, alle ovaie, all'utero, neoplasie del sangue e melanoma. Casualmente, sono stati suddivisi in due gruppi: uno (quello di controllo) ha mantenuto gli stessi livelli di attività fisica misurati prima dell'inizio dello studio, mentre ai pazienti inseriti nell'altro (il gruppo di studio) è stato richiesto di praticare trenta minuti di camminata a giorni alterni. La differenza emersa tra i due gruppi al termine della valutazione effettuata dopo tre mesi è stata evidente. La quasi totalità dei partecipanti inseriti nel gruppo di studio ha infatti segnalato un approccio più sereno e consapevole nei confronti della malattia, oltre a segnalare il miglioramento di una serie di parametri cardiovascolari. A trarre giovamento è stata anche la sfera sociale, visti i rapporti instaurati tra i pazienti: considerati benefici ai fini della gestione della malattia." (https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/oncologia/i-benefici-dello-sport-nei-malati-di-cancro-in-stadio-avanzato). Un altro progetto sportivo che ha aiutato molte donne operate di tumore al seno è "Abreast in a boat" (in barca fianco a fianco), ideato e realizzato da un'equipe di medici sportivi supervisionati dal Dott. Prof. Donald McKenzie nel 1996. Il progetto pilota venne attuato a Vancouver, in Canada; gli studiosi fecero svolgere attività di canottaggio a un gruppo di donne operate di tumore al seno, con la finalità di ridurre il rischio del linfedema. Al termine del progetto, gli studiosi hanno potuto constatare il buon esito del progetto, e che l'attività di canottaggio è un'attività riabilitativa per le donne che hanno avuto questo tipo di patologia. Inoltre, le donne esaminate hanno mostrato miglioramenti a livello psicologico davvero consistenti. Gli studi effettuati dal Prof. McKenzie sono stati oggetto di pubblicazione, e l'attività di "dragon boat" e il progetto "Abreast in a boat" si è diffuso in molti paesi. Esistono diversi gruppi di donne che svolgono questa attività sportiva, un esempio è quello delle pink butterfly, che si sono unite nel 2002 a Roma, in occasione dei campionati del Mondo indetti dalla federazione italiana di dragon boat, e hanno partecipato a moltissime iniziative sia italiane sia internazionali. (pagaierosa.org; superabile.it; florencedragonlady.it; abreastinaboat.com).

Dott.ssa Giulia Calabria

La donna dolore & forza